EMORROIDI
Sono masse di tessuto a livello dell’ano che contengono vasi sanguigni dilatati. Possono localizzarsi all’interno del canale anale (emorroidi interne), il cui sintomo prevalente è il sanguinamento intermittente, di solito associato ai movimenti dell’intestino. Possono essere anche localizzate all’esterno del canale anale (emorroidi esterne), i cui sintomi sono prevalentemente il rigonfiamento e il dolore, che si verificano ad intermittenza quando vengono particolarmente irritate. Molti pazienti soffrono contemporaneamente di emorroidi interne ed esterne. Qualche volta nelle emorroidi esterne si possono formare dei trombi che conducono alla formazione di gavoccioli di 1-2 cm a livello dell’apertura anale, che risultano piuttosto dolorosi. Le emorroidi esterne originarie possono essere state così piccole che il paziente non si è nemmeno accorto di averle. Per emorroidi di piccola o media grandezza, e interne il trattamento è ambulatoriale: legatura con elastico, coagulazione ad infrarossi, elettrocoagulazione, congelamento e sclerosi. La prima metodica è sicuramente la più efficace e consiste nel porre un elastico intorno al collo dell’emorroidi che le strangola e di conseguenza ne diminuisce il volume. Questa procedura è di solito effettuata ambulatorialmente senza anestesia. I pazienti possono sentire dolore per le successive 24-48 ore. Quando le emorroidi legate muoiono l’elastico viene evacuato e l’emorroide risulta di volume minore. Ogni volta che viene eseguita questa procedura le emorroidi pur risultando più piccole non vengono completamente eliminate. Quindi solitamente sono necessari 2-4 trattamenti ad intervalli di 6-8 settimane per minimizzare la possibilità di ricorrenza.
Per pazienti con emorroidi piuttosto larghe o con emorroidi esterne prominenti l’intervento di scelta è chirurgica (emorroidectomia).
FISSURE ANALI
Sono piccole aperture della pelle a livello dell’apertura anale. Probabilmente sono causate da una dieta scarsa di fibre. Esistono due muscoli sfinteri che circondano il canale anale per permettere di controllare il passaggio delle feci. A lungo andare una dieta scarsa di fibre puo’ far si’ che il piccolo sfintere interno diventi troppo stretto e l’apertura anale si restringa. A questo punto non appena l’intestino si muove, con forza nel caso di un intestino costipato, si crea una fissura a livello del canale anale. Sebbene queste aperture siano davvero piccole, giacciono in un’area davvero sensitiva, risultando cosi’ piuttosto dolorose. Coi movimenti intestinali si possono anche verificare sanguinamenti. Di solito le fissure anali guariscono senza l’utilizzo della chirurgia. Se persistono o recidivano allora bisogna passare a un trattamento piu’ definitivo. La procedura piu’ efficace consiste in un piccolo taglio a livello dello sfintere anale interno, per allargare l’apertura anale e promuovere la guarigione della fissura (successo nel 90-95% dei casi). Visto che lo sfintere esterno, piu’ largo, non e’ affetto da questa operazione non c’e’ un danneggiamento sulla continenza. Un’altra tecnica per rilasciare lo sfintere e permettere la guarigione della fissura e’ quella di iniettare la tossina botulinica nello sfintere anale.
ASCESSI PERI-ANALI E FISTOLE
All’interno del canale anale ci sono piccole ghiandole. Anche se troppo piccole per essere notate possono causare infezioni, conducendo alla formazione di ascessi. Non e’ spiegabile perche’ gli ascessi si sviluppino in alcuni individui piuttosto che altri. Quando un ascesso si forma a livello di una ghiandola anale, si ingrandisce lentamente spingendosi all’esterno a livello della pelle che circonda il canale anale. Quando cio’ accade il paziente avverte un rigonfiamento doloroso in quell’area. Qualche volta l’ascesso puo’ rompersi spontaneamente, altre deve essere inciso e drenato dal medico in anestesia locale per evacuare l’infezione. A seguito del drenaggio, di solito, il paziente si sente subito meglio. In ogni caso il percorso creato dall’infezione dall’interno all’esterno del canale spesso persiste (fistola anale). Di solito una fistola anale non e’ evidente se non per una piccola perdita intermittente di sangue o pus e una certa infiammazione nell’area. Qualche volta la superficie cutanea va incontro a cicatrizzazione ma la fistola permane, cosi’ che l’ascesso frequentemente puo’ recidivare. La fistola non puo’ guarire senza ricorrere alla chirurgia. Si procede ad apertura del tratto fistoloso fra l’interno e l’esterno del canale (fistulotomia) e successivamente si lascia guarire la ferita dal basso verso l’alto. Poiche’ molte fistole sono a livello dello sfintere, aprire una fistola significa necessariamente tagliare parte dello sfintere. Di solito comunque questo non comporta incontinenza, a meno che la fistola sia molto profonda e circondi una parte significativa dello sfintere; in questo caso sara’ richiesta un’operazione piu’ complessa della semplice fistulotomia.
PROLASSO RETTALE
Condizione in cui il retto si rivolta, letteralmente, dall’interno all’esterno. Il risultato e’ una massa di tessuto rossastro che protrude dall’ano. Nei casi di prolasso moderato, esso si puo’ verificare a seguito di movimenti intestinali e subito retrarsi. Questa condizione puo’ essere confusa con le emorroidi. Nei casi piu’ severi il retto puo’ risultare permanentemente prolassato all’esterno. Il prolasso rettale e’ piu’ comune nelle donne. Causa tipicamente una secrezione mucosa e un modesto sanguinamento; in alcuni casi puo’ causare dolore. E’ spesso associato con un alvo costipato cronico. Inoltre, per ragioni sconosciute, al prolasso del retto e’ sempre associata una funzionalita’ sfinterica ridotta, con almeno alcuni gradi di incontinenza. Esistono due tipi di intervento chirurgico: transaddominale o perineale (attraverso l’apertura anale). Nel primo caso, dopo aver inciso l’addome, il retto viene fissato alla pelvi. Nel secondo caso invece o viene rimosso il segmento di retto prolassato, o viene exciso solo lo strato mucoso del segmento prolassato e successivamente suturato dall’interno attraverso l’apertura anale. Dopo ogni tipo di riparazione circa meta’ dei pazienti con incontinenza noteranno un notevole miglioramento della sintomatologia, un’altra meta’ no.
SENO PILONIDALE
Affligge piu’ comunemente gli uomini, pazienti con peli corporei spessi, piu’ giovani di 40 anni. I follicoli piliferi della regione cutanea intorno al coccige si ingrandiscono gradatamente, probabilmente a causa della pressione che si sviluppa in quella zona stando seduti. L’apertura o “seno” del follicolo spesso puo’ rimanere bloccata dai peli presenti al suo interno e puo’ causare un’infiammazione del follicolo favorendone un ulteriore allargamento. Il seno pilonidale si puo’ allungare orizzontalmente sotto la cute per un lungo tratto, apparendo a guisa di un ascesso gonfio e dolorabile (accumulo di pus), che richiedera’ incisione e drenaggio chirurgico. Piu’ comunemente la cavita’ allargata e cronicamente infetta (chiamata cisti pilonidale) persiste come un’area rigonfia e dolorosa, che intermittentemente drena una piccola quantita’ di pus e sangue attraverso una o piu’ aperture. Il trattamento e’ chirurgico. Di solito la cisti viene aperta e lasciata poi chiudere di seconda intenzione. Sono necessarie diverse medicazioni per mantenerla pulita.